Bomba demografica

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di Phillip Longman

Pubblicato su Foreigh Policy

Il mondo deve affrontare una Bomba demografica“.

Sì, ma di persone anziane. Non molto tempo fa, eravamo stati messi in allerta sul fatto che l’aumento della popolazione globale avrebbe portato inevitabilmente la fame nel mondo. Come scrisse apocalitticamente nel 1968 Paul Ehrlich nel suo best-seller, The Population Bomb, “Negli anni 1970 e 1980 centinaia di milioni di persone moriranno di fame a dispetto di tutti i programmi per evitarlo intrapresi fino adesso. Oltre questa data, nulla può impedire un sostanziale aumento del tasso di mortalità nel mondo”.

Ovviamente, l’olocausto per carestia di massa predetto da Ehrlich, il quale presupponeva che il baby boom del 1960 sarebbe continuato fino alla fine del mondo, non è avvenuto. Invece, il tasso globale di crescita è sceso del 2 per cento alla metà degli anni sessanta per arrivare a circa la metà di oggi, con molti paesi che non hanno prodotto più bambini a sufficienza per evitare la decadenza delle popolazioni. Per i demografi oggi la presenza di troppe persone sul pianeta non è più una preoccupazione quanto piuttosto averne troppo poche.

In generale, è vero che – secondo il Dipartimento Demografico delle Nazioni Unite – la popolazione mondiale aumenterà di circa un terzo nei prossimi 40 anni, passando da 6,9 a 9,1 miliardi di individui. Ma questo aumento sarà molto diverso rispetto a quanto avvenuto in passato: non sarà guidato principalmente dai tassi di natalità, che sono crollati in giro per il mondo, ma dall’aumento del numero di anziani. Infatti, si prevede per la popolazione complessiva dei bambini sotto i 5 anni un calo di 49 milioni di individui entro la metà di questo secolo, mentre il numero di persone over 60 crescerà di 1,2 miliardi. Come ha fatto il mondo a diventare grigio così in fretta?

Uno dei motivi è che un numero sempre maggiore di persone vivono sempre di più. Ma è altrettanto significativo l’enorme picco rappresentato dalle persone nate nei primi decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sia gli Stati Uniti che l’Europa occidentale hanno visto un aumento particolarmente drammatico dei tassi di natalità dalla fine del 1940 sino alla fine del 1950. Invece, negli anni sessanta e settanta, buona parte del mondo in via di sviluppo ha conosciuto il baby boom, ma per un diverso motivo: il calo della mortalità neonatale e infantile.

Poiché a livello mondiale quegli anni sono stati anni di baby boom, essi creeranno l’esplosione della popolazione anziana. Oggi, in Occidente, stiamo assistendo a una forte impennata delle persone che compiono 60 anni; tra 20 anni, vedremo un’esplosione del numero degli ottantenni. La maggior parte del resto del mondo seguirà lo stesso percorso nei prossimi decenni. Alla fine, gli ultimi riflessi del baby boom globale svaniranno.

Successivamente, in seguito alla continua riduzione dei tassi di natalità, l’uomo dovrà affrontare la concreta prospettiva di una rapida diminuzione, forse più rapida di quanto siamo in precedenza aumentati. Oggi la popolazione russia è già inferiore di 7 milioni rispetto al 1991. Per quanto riguarda il Giappone, un esperto ha calcolato che l ‘ultimo bambino giapponese nascerà nel 2959, se si assume che il basso tasso di fecondità del Paese – 1,25 figli per donna – continui a rimanere invariato (nel 2008 quello italiano era 1,32). Un recente sondaggio rivela che le giovani donne austriache considerano la loro dimensione ideale di famiglia con meno di due bambini, sufficiente a sostituire se stesse ma non i loro partner. Secondo un recente studio pubblicato da Nature, vi è il 50 per cento di probabilità che la popolazione a livello mondiale inizierà a decrescere partendo dal 2070. Entro il 2150, secondo una proiezione delle Nazioni Unite, la popolazione del pianeta potrebbe essere la metà di quello che è oggi. La prospettiva potrebbe apparire interessante: meno traffico, più spazio sulla spiaggia, maggiore accesso ai college. Ma stiamo attenti ai nostri desideri.

“L’invecchiamento è un problema dei paesi ricchi”.

NO. Una volta i demografi credevano, seguendo l’orientamento di pensatori quali Tacito e Cicerone nell’antica Roma, Ibn Khaldun nel periodo medievale, che l’invecchiamento della popolazione e il declino sono tratti peculiari dei Paesi “civili” ad alto livello di benessere. Riflettendo sul destino di Roma, il nipote di Charles Darwin si affliggeva per il modello che vedeva ripetersi nella Storia: “La civiltà deve sempre condurre ad una limitazione del numero delle famiglie con conseguente decadenza e poi ad una sostituzione di esse da parte di provenienze barbare le quali, a loro volta, passeranno attraverso la stessa esperienza? “

Oggi, invece, possiamo osservare che i tassi di natalità stanno scendendo sotto i livelli di sostituzione anche nei paesi poco avvezzi al benessere. Comparsa per la prima volta in Scandinavia nel 1970, quella che gli esperti chiamano “fertilità sub-sostitutiva” si diffuse rapidamente nel resto d’Europa, in Russia, nella maggior parte dell’Asia, in gran parte del Sud America, Caraibi, India meridionale, e anche nei paesi del Medio Oriente come Libano, Marocco , e Iran. Dei 59 paesi che producono oggi meno figli di quanti ne sarebbero necessari per sostenere la loro popolazione, 18 sono catalogati dalle Nazioni Unite come “in sviluppo”, vale a dire, non ricchi.

Infatti, gran parte dei paesi in via di sviluppo stanno vivendo ritmi di invecchiamento della popolazione mai visti. Consideriamo, ad esempio l’Iran. In tempi recenti, alla fine degli anni settanta, la donna iraniana media aveva quasi sette figli. Oggi, per ragioni non ben comprese, ne ha appena 1,74, un valore di molto inferiore alla media 2,1 figli necessaria per sostenere una popolazione nel tempo. Di conseguenza, tra il 2010 e il 2050, si prevede un’aumeto della popolazione iraniana ultrasessantenne dal 7,1 al 28,1 per cento. Questo valore è ben al di sopra della percentuale odierna di persone con più di 60 anni che vivono nell’Europa occidentale, ed è quasi la stessa percentuale che si prevede nel 2050 per la maggior parte dei Paesi del Nord. Ma a differenza dell’ Europa occidentale, l’Iran e molte altre regioni in via di sviluppo che stanno vivendo lo stesso iper-invecchiamento (Cuba, Croazia, Libano, etc.) non hanno necessariamente la possibilità di diventare ricchi prima di diventare vecchi.

Uno dei fattori determinanti è dato dall’urbanizzazione. Più della metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città, dove i bambini sono una responsabilità economica costosa, non un altro paio di braccia per dissodare i campi o curare per il bestiame. Gli altri due motivi spesso citati sono le ampliate opportunità di lavoro per le donne e la crescente prevalenza delle pensioni di vecchiaia e di altre forme di sostegno finanziario che non dipendono dall’esistenza di una prole numerosa in grado di finanziare il pensionamento.

Sorprendentemente, questo ingrigimento del mondo non è in alcun modo esclusivamente il risultato di programmi espressamente mirati al controllo delle nascite. Anche se vi sono paesi come l’India, che hanno abbracciato il controllo demografico fino a mettere a punto programmi di sterilizzazione forzata negli anni 1970, con una conseguente e drastica riduzione dei tassi di nascita, vi sono anche esempi contrari. In Brasile, dove il governo non ha mai promosso alcuna pianificazione familiare, il suo tasso di natalità è sceso ancora di più. Perché? Sia in India che in Brasile, ma anche altrove, è stato il cambiamento delle norme culturali la forza primaria che ha ridotto i tassi di natalità. In Brasile, dove la televisione è stata introdotta in tempi diversi da provincia a provincia, si è osservato che in ciascuna regione raggiunta dal nuovo tubo catodico, i tassi di natalità sono crollati subito dopo.

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